Arte&Motori, il binomio è possibile… Ieri come oggi l'Arte mette in moto, cambia marcia e “si fa strada” ....
aprile 2015 Galleria forma 4 è in pole position sul circuito del GRAN PREMIO DI BARI.


Art Director Flavia D'Alessandro
Macchine Cele(b)ri Credo che oggi l'automobile sia quasi l'equivalente esatto delle grandi cattedrali gotiche: voglio dire una grande creazione d'epoca, concepita nella sua immagine, se non nel suo uso, da tutto un popolo che si appropria con essa di un oggetto perfettamente magico.  R.Barthes

Nella sua definizione più vasta la macchina è un complesso di meccanismi, di componenti collegati in grado di svolgere una determinata funzione. Nella sua accezione specifica, invece, il termine è utilizzato come sinonimo di automobile o veicolo a motore. Quello di macchina è però anche un concetto piuttosto frequente nella storia dell’arte contemporanea, un’immagine colma di livelli simbolici, e di cui le esperienze futuriste o quelle della pop-art sono solo alcuni esempi.

Macchine improbabili, impossibili, macchine inutili: che siano lette in positivo o in negativo si tratta di indiscussi simboli della modernità. Quando poi al centro delle riflessioni dell’arte vi è una classe particolare di veicoli, rappresentato dalle auto d’epoca, ecco che il discorso si fa più ampio sfiorando i poli della storia, della tecnologia e dell’estetica. Di fronte a dei veicoli d’epoca si è colti dalla sensazione che ci sia qualcosa da salvaguardare storicamente, che rende tali veicoli così celebri, per quanto non più celeri come un tempo, di fronte al progredire tecnologico.

Macchine Cele(b)ri, appunto, è il titolo di questa collettiva, che si presenta come una riflessione condotta da undici artisti attivi sul territorio pugliese, ognuno col suo linguaggio, attorno a una particolare classe di veicoli storici, quelli sportivi, che la rievocazione storica del Gran Premio di Bari ancora una volta intende ricordare. La distanza storica conferisce a queste auto un valore aggiunto, collocandole nella dimensione dell’esperienza estetica, rendendole testimonia di un passato importante e memorabile per la storia dello sport automobilistico e del territorio barese.

Mitizzata, assurta a metafora di affermazione, di scalpitante progresso, la macchina esercita un fascino particolare sull’immaginario collettivo possedendo anche un valore di testimonianza. Sono indiscutibilmente celebri, queste macchine un tempo celeri, simboli di progresso, sport, velocità. Ma cosa accade quando la storia avanza superando gli stessi prodotti del progresso tecnologico?
Potremmo forse affermare che queste macchine celebri e celeri, diventino anche in qualche modo celibi. È un concetto di duchampiana memoria, quello della macchina celibe come complesso di meccanismi di cui si fatica a riconoscerne la funzione, il funzionamento o l’utilitas. Il celibato potrebbe essere qui inteso come un allentamento del rapporto di queste auto con la loro familiarità d’uso, con la funzione delle origini, con la successiva acquisizione di un ruolo quasi totemico o aperto a nuove interpretazioni.
Ogni veicolo è una macchina autonoma, un complesso di valori culturali, estetici e meccanici in perfetto equilibrio. Sospesa è la loro presenza tra inventiva ed estetica, e la distanza storica annulla i legami con la funzione in senso stretto, diventando per questo arte, che la nostalgia del passato amplifica. La continua scoperta, l’assemblaggio delle parti, lo stupore del risultato, la meraviglia della forma e l’eleganza della macchina, che a tratti può sembrarci bizzarra o ludica perché distante, sono alcuni degli ingranaggi che muovono questa collettiva. Cosa rappresentano oggi queste macchine? E come possono essere trasferite, amplificate, assorbite dai meccanismi creativi, in altre parole dalla machinerie dell’arte contemporanea?
In un mondo soggetto alla voracità dei meccanismi produttivi, del gioco della serialità, l’arte sembra ricordarci che forse sarebbe meglio, di tanto in tanto sostare, fermarsi o semplicemente ammirare il tratto di strada già compiuto, la meraviglia del paesaggio incontrato durante la marcia, le pagine di storia che ci lasciamo alle spalle perché apparentemente non più utili, e volgere indietro lo sguardo per recuperare quel senso di stupore e meraviglia che è alla base di ogni grande scoperta artistica, culturale e tecnologica. Ma non si ha bisogno, in fondo, di nostalgia per ricreare e superare costantemente il tempo presente?
Giuliana Schiavone
ok-Giuliana

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